ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI MAGISTRATI PER I MINORENNI E PER LA FAMIGLIA
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Documento educatori IPM di Catania

Il gruppo degli educatori dell'IPM di Catania composto da Placido Asero, Anthony Gagliolo, Giuliana Mastropasqua, Girolamo Monaco e Maria Randazzo esprimono il loro forte dissenso, secondo quanto sarà di seguito detto, rispetto ai disegni di legge presentati dal governo di modifica del sistema penale civile minorile. 1. A fronte dello spettacolarismo giornalistico cui si è assistito ultimamente e di cui pare essere segnata anche la relazione illustrativa del ministro del disegno di legge "recante modifiche alla composizione e alle competenze del Tribunale per i Minorenni", appare evidentemente necessario ampliare maggiormente quella cultura, frutto di attenzione alle richieste educative implicite nei minori che trasgrediscono ed entrano in contatto con il sistema giustizia minorile, espressa dai tribunali per i minorenni e dai servizi minorili della giustizia. I due disegni di legge presentati dal governo individuano strumenti di risposta a tali bisogni del tutto privi di spazio nel quale affermare il principio della globalità del minore: il tribunale per i minorenni, infatti, nella nuova previsione, privo delle proprie competenze civili, con un minor numero di giudici togati, espressione della società civile e, quindi, di un principio di territorialità sostanziale, diverrà luogo solo ghettizzato a competenze di tipo penale. 2. E' doppiamente pericolosa una modifica di legge che da un canto, come detto prima, si allontana dalla storia del Tribunale per i Minorenni come risposta ai bisogni di crescita del minore, ma che, d'altro canto, non si pone di riempire i vuoti dell'assenza di una legislazione che regolamenti le modalità di esecuzione della pena detentiva per i minorenni, ovvero di un vero e proprio ordinamento penitenziario minorile. Tale vuoto è stato più volte richiamato, con mandato al legislatore di legiferare in tale senso, dalla Corte Costituzionale, ponendo esso forti limiti al lavoro educativo che rappresenta, a nostro avviso, la dimensione che deve caratterizzare l' espiazione della pena in un istituto penale minorile. Quello che oggi il governo fa è di tralasciare di affrontare la complessità e la problematicità che emerge nella realtà degli adolescenti che commettono reati: ancora una volta si dovrà continuare a lavorare sia in termini di forma, ma Soprattutto a livello sostanziale, a traino di ciò che deriva dal sistema penale adulto. 3. Anche in relazione alla modifica che il disegno di legge si propone di apportare all'art. 24 del DPR 278/89, occorre ulteriormente ribadire la prospettiva con cui ci si pone nella realtà degli istituti penali minorili, prospettiva che privilegia, attraverso un lavoro di equipe, l' elaborazione e la costruzione di progetti educativi a favore dei minori che si trovano nello stato di detenzione. Ciò non può essere Superato ed abbandonato con il conseguimento mero e semplice della maggiore età ed il successivo ed automatico passaggio ad altra struttura per adulti che ne determinerebbe inevitabilmente l'interruzione. Ne la dicitura generica espressa dal disegno di legge ((tenuto Conto della personalità dell'imputato o del condannato, delle esigenze del trattamento e della durata pena o del residuo pena" pone un correttivo in tal genere. Tale previsione potrebbe favorire una gestione discrezionale. in tal senso, unica possibilità di fare fronte ad eventualità di arbitrio è un richiamo esplicito ad un parere dell ' équipe che ha in carico il giovane, cosa non prevista dal disegno di legge. Firme Asero Placido, Gagliolo Anthony, Mastropasqua Giuliana, Monaco Girolamo, Randazzo Maria.

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