ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI MAGISTRATI PER I MINORENNI E PER LA FAMIGLIA
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Documento della Sezione di Trieste dell'AIMMF del 22.3.2002

Documento Associazione Italiana Magistrati per i Minori e per la Famiglia - Trieste

Troppo spesso l'informazione televisiva e giornalistica ha tentato di dimostrare e di convincere i cittadini che sono i Tribunali per i Minorenni (TpM) a creare le condizioni per le quali vengono assunti provvedimenti dolorosi per le persone e le famiglie interessate. Va invece precisato che situazioni di abuso, di disagio, di sofferenza di degrado che investono i minori si riscontrano nella vita reale e concreta di tante famiglie. Sostenere il contrario rappresenta quindi un'operazione priva di morale e di logica. Tendere sostanzialmente ad accreditare un immaginario familiare del tipo "Mulino Bianco" vuol dire scambiare, con assoluta faciloneria e superficialità, causa con effetto Ad esempio, l’opinione pubblica è stata sottoposta ad una sorta di pressing, in riferimento ad uno dei tanti provvedimenti che il TpM è chiamato ad assumere: l’allontanamento del minore dal nucleo familiare. Al riguardo va precisato che prima di adottare una decisione così grave e pregnante, densa di conseguenze drammatiche per i soggetti coinvolti, il TpM mette in campo, tramite i servizi territoliali, tutta una serie di interventi di sostegno materiale, psicologico, sociale ed economico, rivolti al nucleo familiare in grave difficoltà, con l’obiettivo di ripristinare le relazioni interfamiliari affettive e comunicative. Solo in caso di completo fallimento di tali progetti di recupero, il TpM dispone, nell’esclusivo interesse dei minori, il collocamento in strutture o famiglie idonee a garantire uno sviluppo equilibrato e sereno. L’allontanamento, “extrema ratio”, inevitalmente doloroso e colpevolizzante per i genitori, risulta nelle stragrande maggioranza dei casi, salvifico per i figli. Aspetto completamente trascurato dalla informazione di massa. L’esigenza di una riforma della giustizia minorile tendente a unificare competenze oggi frammentate tra TpM, Tribunale Ordinario (TO) e Giudice tutelare è da tempo sentita ed è stata più volte evidenziata dai giudici minorili al punto tale che l’associazione che li riunisce è stata rinominata Associazione Italiana Magistrati per i Minori e per la Famiglia. Il recente disegno di legge, presentato a nome del governo dal ministro Castelli, di fatto stravolge la giustizia minorile in contrasto tanto con gli interessi della collettività quanto con quelli dei minori. Due sono i capisaldi della proposta Castelli: a) il trasferimento di tutta la materia civile dal TpM a sezioni specializzate del TO; b) la graduale assimilazione in materia penale della giurisprudenza relativa ai minori a quella in vigore per gli adulti. La prima ipotesi rischia di creare,e di fatto creerà, gravissime conseguenze nella gestione delle situazioni più delicate e problematiche, in quelle cioè che richiedono contestualmente provvedimenti sia penali sia civili. Non si capisce in base a quale criterio - non certo quello dell’interesse del minore- si dovrebbe separare la materia civile da quella penale, entrambe spesso inscindibilmente legate da un rapporto di interdipendenza. Per quanto riguarda l’aspetto penale nel TpM è sempre presente –e non potrebbe essere diversamente- una finalità di recupero e di reinserimento sociale dei giovani. Questa prospettiva che tende a far coincidere gli interessi del singolo con quelli della collettività, si è sviluppata e consolidata nel corso degli ultimi decenni grazie anche alla composizione dei collegi giudicanti, composti da magistrati di professione e da giudici onorari, scelti questi ultimi tra persone esperte per scienza ed esperienza di problematiche giovanili. Quindi non va nella direzione dell’interesse dell’intera società, oltre che dei minori, la scelta del governo di rinunciare ad un patrimonio culturale e professionale sull’onda emotiva, esaltata dalla rappresentazione mediatica, di recenti episodi i cui protagonisti sono stati bambini o adolescenti. Si chiede perciò fermamente che venga conservata e garantita una valutazione globale che tenga conto degli aspetti sia giuridici sia psicosociali dei minori. Peculiarità, questa, dei T.M resa possibile, appunto, dall'apporto professionale dei giudici onorari. (Integrazione assemblea 22/3) Tutte queste sono le motivazioni per le quali la sezione di Trieste dell’Associazione ritiene che: - vadano potenziati i TpM mediante l'assegnazione a questi delle competenze ora frammentate relative al diritto di famiglia e con conseguente aumento degli organici; - vengano istituite sezioni distaccate del TpM nei Tribunali presenti in ogni capoluogo. Tale assetto garantirebbe da un lato una gestione interdisciplinare, unitaria ed organica della giurisdizione minorile e dall’altro una presenza sul territorio più “prossima” ai cittadini. - venga mantenuta l’attuale giurisdizione in materia penale che punta all’assunzione di responsabilità da parte dei giovani imputati e privilegia l’aspetto educativo e di reinserimento sociale rispetto a quello meramente punitivo. La sezione di Trieste chiede,pertanto, al C.D. dell'AI.M.M.F di farsi promotore di un urgente incontro con il governo per un confronto sul d.d.l e di prevedere contestualmente una o più conferenze stampa per far conoscere all'opinione pubblica il significato della funzione dei T.M. Propone, inoltre, a tutte le sezioni di prendere in considerazione la possibilità di un'astensione dei g.o. dai collegi giudicanti, fatte salve le urgenze, fino a che non vi saranno risposte concrete su quanto chiesto. Sottolinea che tale iniziativa avrà un significato solo se coinvolgerà tutte le sedi e se verrà attuata in tempi brevissimi.(integrazione assemblea 22/3) .



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