ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI MAGISTRATI PER I MINORENNI E PER LA FAMIGLIA
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Relazione del Procuratore Generale della Corte di Cassazione per l'anno giudiziaio 2003 (stralcio per la materia minorile e familiare)

 Relazione del Procuratore Generale della Corte di Cassazione per l'anno giudiziaio 2003

(stralcio per la materia minorile e familiare)

 

La giustizia minorile in materia civile

La giustizia civile minorile rappresenta un settore nel quale la società esprime una domanda di giustizia in continua espansione e che non sempre riesce ad ottenere una risposta adeguata a causa della fragilità del sistema delle strutture di protezione del minore. La carenze dei servizi sociali territoriali, la difficoltà di reperire al proprio interno figure professionali qualificate per l'espletamento delle delicate indagini da svolgere, in particolare nel settore delle adozioni, nonché la carenza di comunità di accoglienza o di strutture similari, non consentono ai tribunali per i minorenni di far fronte adeguatamente ai problemi relativi al maltrattamento e all'abuso dell'infanzia, così come al disagio e al disadattamento adolescenziale.

Deve aggiungersi che la frammentarietà delle competenze tra giudice ordinario e giudice minorile, in particolare in materia di provvedimenti che incidono sull'esercizio della potestà genitoriale, oltre ad essere fonte di confusione per l'utente, costituisce un ulteriore elemento di irrazionalità del sistema, con una conseguente moltiplicazione dei ricorsi in un settore in cui la delicatezza dei temi in discussione e l'incidenza dei provvedimenti adottati sulle condizioni di vita del minore suggerirebbero concentrazione delle competenze, unitarietà dell'intervento e specializzazione degli operatori.

Il settore minorile necessita dunque di servizi professionalmente qualificati e presenti sul territorio, nonché di strutture di sostegno in grado di far fronte ai fenomeni del disagio e della marginalità dei minori; fenomeni amplificati dall'enorme aumento della immigrazione clandestina di minori non accompagnati, che determina una situazione di generale emergenza assistenziale.

I più recenti interventi legislativi non hanno migliorato il quadro normativo di riferimento, al di là delle intenzioni del legislatore. La legge n. 149/2001, in ossequio al principio costituzionale del c.d. giusto processo introdotto con la modifica dell'art. 111 della Costituzione, ha strutturato il procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità come procedimento di parte, assegnando al P.M. un ruolo fondamentale e introducendo la difesa di ufficio; una innovazione radicale ed incisiva, diretta a recuperare pienamente la terzietà del giudice, ma che con successivi decreti legge è stata congelata fino al 30 giugno 2003 per problemi di coordinamento con la legge sul patrocinio dei non abbienti e in attesa di una compiuta disciplina sulla difesa di ufficio.

Anche la nuova disciplina dell'art. 333 del codice civile, introdotta dalla legge n. 149/2001 e non ancora in vigore, necessita di un coordinamento con la legge n. 154/2001, contenente “misure contro la violenza nelle relazioni familiari”, al fine di evitare pronunce del giudice minorile contrastanti con quelle del giudice ordinario.

Infine, nonostante l'entrata in vigore della legge – quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali (legge n. 328/2000), tutti i Procuratori generali hanno denunciato la carenza dei servizi sul territorio. Il che, oltre a rendere difficoltoso il lavoro giudiziario, sovente ne vanifica gli effetti.

Un breve cenno va fatto al disegno di legge di iniziativa governativa n. 2517/C in materia di diritto di famiglia e dei minori, che affronta i problemi della giustizia minorile mediante la soppressione delle competenze civili del tribunale per i minorenni (adozioni interne e internazionali, interventi sulla potestà dei genitori, affidamento dei figli naturali) e il trasferimento delle medesime al tribunale ordinario con istituzione, a organico invariato, di una sezione specializzata composta di soli giudici togati. Il tribunale per i minorenni verrebbe mantenuto, con riduzione dei componenti onorari, per l'esercizio delle sole funzioni penali. L'iter dei lavori parlamentari – una volta superata l'emotività determinata da gravi fatti di cronaca - sembra peraltro rispondere all'esigenza di una riflessione più ampia, che faccia perno sulla necessità di intervenire unitariamente nel settore civile e penale.

Pur senza entrare nel merito delle scelte di competenza del legislatore, la unificazione delle competenze in materia di minori e famiglia appare obiettivo condivisibile, ma altrettanto auspicabile appare il mantenimento in capo ad un solo organo delle competenze civili e penali, per l'armonizzazione degli interventi rivolti al recupero del minore deviante.

E' auspicabile altresì il mantenimento della componente onoraria, in considerazione dell'apporto diretto e dialettico degli esperti nella trattazione e nella decisione di cause che richiedono saperi extragiuridici per una soluzione che sia la più aderente all'interesse del minore, nonché l'introduzione di regole puntuali in materia di diritto di difesa, di garanzie processuali e di ragionevole durata del processo.

Nell'attuale quadro ordinamentale e processuale, l'attività dei tribunali per i minorenni si segnala per l'enorme carico di lavoro svolto in materia di adozioni e di provvedimenti limitativi o ablativi della potestà genitoriale. I nuovi adempimenti imposti dalla legge 476/1998, quale l'audizione diretta e la valutazione delle coppie aspiranti all'adozione internazionale, hanno creato problemi nell'espletamento delle procedure, a causa della mancanza di personale specializzato presso i Servizi territoriali. Generalmente, nelle relazioni dei Procuratori generali si segnala una scarsa preparazione dei coniugi in ordine ai problemi e alle difficoltà connesse all'introduzione nelle famiglie italiane di minori di diversa cultura, spesso con passato traumatico o costituito da lunga istituzionalizzazione. Per tutti i tribunali per i minorenni i dati evidenziano l'assoluta prevalenza delle adozioni internazioni rispetto a quelle nazionali.

L'affidamento eterofamiliare, diretto a tamponare situazioni di temporaneo disagio e di carenze nella famiglia di origine, non ha dato risultati soddisfacenti. Il numero dei provvedimenti di affidamento è contenuto, al Nord come al Sud del Paese. Il che è da attribuire presumibilmente alla mancanza di una effettiva cultura della solidarietà e alla difficoltà di gestire rapporti affettivi concorrenti in vista del rientro del bambino in famiglia.

Va segnalata la delicata attività svolta dalle procure presso i tribunali per i minorenni nei riguardi di minori vittime di violenze e maltrattamenti, in stretto collegamento con la procura ordinaria, titolare del procedimento penale contro l'autore delle violenze che non sia minore di età.

Da non trascurare anche l'intervento della giustizia minorile in ordine all'evasione dell'obbligo scolastico, che ha dato luogo – come nel distretto di Palermo – a forme di collaborazione con il Provveditorato agli studi per un controllo capillare sui minori inadempienti e sui loro nuclei familiari, al fine di rimuovere le cause di dispersione scolastica e di evidenziare situazioni di rischio che superano le stesse problematiche della evasione dell'obbligo scolastico.

Infine va segnalato che il crescente numero di matrimoni fra italiani e cittadini stranieri ha reso più frequente l'applicazione delle convenzioni internazionali in materia di affidamento dei figli minori.

Settore penale

Il fenomeno della criminalità minorile si conferma come preoccupante non tanto per il numero dei procedimenti quanto perché, anche dove si segnala una diminuzione dei reati, permane o aumenta la gravità della tipologia dei delitti commessi; inoltre modalità sempre più violente connotano i comportamenti dei giovani, che non esitano a delinquere neppure all'interno delle scuole. In realtà non afflitte da fenomeni di criminalità organizzata gli autori non provengono più dalle c.d. famiglie multiproblematiche, ma appartengono sempre più spesso a famiglie “normali” e la spinta a delinquere non è più collegabile, né giustificata da un obiettivo economico.

Nelle medesime realtà, ed ancor più in quelle dove invece sono presenti organizzazioni criminali sempre pronte a creare forme di sfruttamento o reclutamento ed addestramento delinquenziale dei minori, viene evidenziato il preoccupante fenomeno di forme anche autonome di aggregazione dei minori, quasi ad imitazione delle modalità di condotta della criminalità adulta, tanto da avere condotto ad una pronuncia di condanna a carico di minori per il reato di cui all'art. 416-bis c.p..

Ulteriore dato di riflessione e preoccupazione è quello che discende dal frequente accertamento e contestazione della recidiva, che rende manifesta la difficoltà di individuare efficaci strumenti e strutture di recupero e prevenzione, ancor più necessarie quando gli autori sono minorenni di nazionalità straniera.

E' pressoché generalizzato il rilievo, contenuto in tutte le relazioni dei Procuratori generali, secondo cui la devianza minorile appare riconducibile all'assenza di validi riferimenti familiari, allo scadimento dei valori tradizionali, al diffuso consumismo ed all'enfatizzazione dei modelli di vita negativi realizzata, a volte, anche da un approccio troppo disinvolto, superficiale e di puro spettacolo al tema da parte del mondo dell'informazione.

In tale quadro viene segnalata come inadeguata una mera prospettiva di aumento degli strumenti di responsabilità e punizione; mentre si rende sempre più necessario rimettere al centro dell'attenzione i problemi dell'educazione dei giovani nella famiglia, nella scuola e nello stesso processo penale mediante una doverosa e giusta punizione che si collochi all'interno di un percorso di crescita dei giovani devianti.

In questo settore è ancor più emblematica e rilevante l'attuazione di un “giusto processo” mediante un sempre più frequente ricorso ai riti alternativi, possibilmente all'udienza preliminare (lasciando al dibattimento i casi più gravi nei quali non è stato possibile attuare un percorso di recupero), e la definizione dei procedimenti in tempi ragionevoli e ravvicinati all'epoca di commissione dei reati, così da realizzare un grande effetto educativo trasmettendo ai giovani, coinvolti e non, il messaggio di una giustizia equa ed efficiente.

A tredici anni dalla sua riforma, anche il processo penale minorile avrebbe bisogno di interventi di semplificazione, al fine di consentire una più celere celebrazione dei processi, soprattutto per i reati più modesti.

E' atteso, inoltre, da decenni un ordinamento penitenziario minorile, affinché la permanenza dei ragazzi nelle carceri minorili sia disciplinata da regole diverse da quelle degli adulti e si possano sperimentare nuovi momenti sanzionatori, ma anche più ricchi percorsi di aiuto per i minorenni che commettono gravi reati.

In questa ottica è significativo e doveroso l'apprezzamento per il notevole incremento , fortemente sostenuto da tutta la magistratura minorile, delle iniziative programmate e finanziate dallo Stato italiano e dai competenti organismi europei, anche attraverso l'impegno ed il coinvolgimento del volontariato, per interventi socio-assistenziali in favore dei minori. Di tale impegno è stata concreta testimonianza il premio conferito dal Dipartimento della Funzione Pubblica al “Progetto Pollicino”, presentato dal Centro per la giustizia minorile di Palermo unitamente a cooperative di volontariato.



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