ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI MAGISTRATI PER I MINORENNI E PER LA FAMIGLIA
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Relazione del Procuratore Generale della Corte di Cassazione per l'anno giudiziaio 2005 (stralcio per la materia minorile)

Relazione del Procuratore Generale della Corte di Cassazione per l'anno giudiziaio 2005

( stralcio per la materia minorile )

Settore civile

Nel settore della c.d. giustizia minorile permane significativo il numero dei ricorsi in materia di volontaria giurisdizione ed in particolare in materia di potestà genitoriale ex artt. 330 e 333 c.c..
I Procuratori generali distrettuali hanno segnalato come crescente il numero dei procedimenti attivati subito dopo la pronuncia di separazione, con una sostanziale riproposizione dei conflitti in ordine all'affidamento dei figli, rimasti sostanzialmente irrisolti anche per la scarsa flessibilità degli strumenti processuali utilizzabili; un dato che impone una riflessione sulla opportunità che tutte le competenze in materia di famiglia e di minori siano accentrate presso un unico organo specializzato, onde evitare una sostanziale duplicazione di giudizi e la conseguente possibilità di decisioni contrastanti.
E' in crescita anche il numero dei procedimenti per l'affidamento dei figli nati da coppie di fatto non più conviventi; trattasi di procedimenti che si svolgono davanti al tribunale per i minorenni senza quelle garanzie processuali che assistono invece l'affidamento dei figli nell'ambito delle procedure di separazione o divorzio attribuite alla competenza del tribunale ordinario.
Nelle procedure in materia di potestà genitoriale, va segnalato il ricorso sempre più frequente da parte dei giudici minorili al provvedimento di allontanamento dalla residenza familiare del genitore o convivente che maltratta o abusa del minore, previsto dagli artt. 330 e 333 cc come modificati dalla legge n. 149 del 2001; trattasi di uno strumento innovativo che consente di risolvere molte situazioni di disagio minorile causate da violenze fisiche o morali, garantendo la permanenza del minore nel suo ambiente di vita in modo da evitare il trauma dell'allontanamento.
Il carattere sempre sostenuto dei flussi migratori alimenta un nuovo fronte di intervento dei giudici minorili, chiamati a pronunciarsi sui casi di sottrazione e, in virtù del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286, in materia di immigrazione, anche sull'ingresso o sulla permanenza in Italia di uno o entrambi i genitori, al fine di consentire al minore che si trovi in Italia di mantenere legami affettivi vitali per il suo normale sviluppo psicofisico.
Numerosi sono i minori irregolari che giungono ai servizi sociali in situazioni di notevole deprivazione, di tossicofilia, di disagio psicologico anche grave; gli interventi attuati nei loro confronti continuano ad avere effetti positivi, perché i ragazzi accolti in strutture residenziali appropriate accettano e concorrono attivamente alla realizzazione del progetto loro proposto.
Riguardo alla utenza nomade, sono in aumento gli interventi di presa in carico; va segnalato, anche per le sue implicazioni sociologiche, l'insorgere di uno stato di disagio e di rifiuto da parte delle ragazze nei confronti della loro cultura di origine, con richieste di aiuto ad acquisire una certa autonomia.
Sul diritto della persona adottata a conoscere le proprie origini e l'identità dei propri genitori, sono state segnalate domande in aumento; importante la decisione assunta dalla sezione minorenni della Corte di appello di Torino che ha riconosciuto ad una persona adottata il diritto ad avere informazioni sulla identità di un fratello e di una sorella, anch'essi adottati.
Permangono carenze normative in materia di esecuzione dei provvedimenti che comportano un allontanamento del minore da un genitore o comunque da una persona non più affidataria, non disponendosi di un apposito procedimento esecutivo, da tempo sollecitato dai giudici minorili e dagli operatori del settore.
Sui problemi applicativi della legge n. 149 del 2001, la quale ha modificato la disciplina dell'affidamento familiare e dell'adozione, deve innanzitutto confermarsi la persistente difficoltà di reperire famiglie disponibili ed idonee a prestare cure materiali ed affettive a minori in temporanea situazione di disagio. Le cause del mancato decollo dell'istituto dell'affidamento familiare sono diverse e vanno individuate principalmente nella scarsa conoscenza dell'istituto e nelle insufficienti iniziative di sensibilizzazione della popolazione sul tema, nonché nelle remore a gestire rapporti affettivi concorrenti con la famiglia di origine, in vista del rientro del minore.
Per quanto attiene all'adozione, va premesso che tutto il complesso delle disposizioni di cui alla legge n. 149 del 2001, dirette a configurare un nuovo procedimento per la dichiarazione dello stato di adottabilità, a carattere contenzioso e con la conseguente necessità della difesa tecnica, non ha ancora trovato applicazione, in quanto con decreto legge n. 158 del 2004, convertito con la successiva legge n. 188, il termine di sospensione dell'efficacia è stato prorogato al 30 giugno 2005.
I dati statistici in materia evidenziano una lieve diminuzione (-1%) delle dichiarazioni di disponibilità all'adozione nazionale in termini di sopravvenienze ed un significativo aumento delle domande di idoneità all'adozione di minori stranieri ( 7,3%), anche per effetto dell'innalzamento della differenza di età fra adottanti e adottandi che ha portato ad una proliferazione di domande da parte di coniugi non più in giovane età.
Per i procedimenti del primo tipo, le pendenze di fine periodo sono pari al 4,6%, un dato che non può essere trascurato ma che segna in ogni caso un netto miglioramento rispetto a quello dell'anno precedente (13,2%); infatti, i procedimenti esauriti nel periodo sono pari a 12.093, a fronte di 9.407 del 2003, il che significa una maggiore produttività nel settore.
In materia di adozione internazionale, il lieve aumento percentuale rispetto all'anno precedente (3,3%) è dovuto al significativo aumento delle sopravvenienze che hanno ampiamente neutralizzato l'aumento di produttività espressa da un maggior numero di procedimenti esauriti (7.522 rispetto a 7.048 dell'anno precedente).
In conclusione, mentre è in leggera diminuzione la domanda di adozione nazionale, perché si va riducendo il numero dei minori italiani abbandonati o dichiarati adottabili, è in forte aumento la domanda di adozione internazionale, secondo una tendenza già manifestatasi in precedenza. Sostenuta è anche la produttività del settore, che ha visto la definizione di un numero di procedimenti maggiore.
Sono segnalate in aumento le adozioni pronunciate a norma dell'art. 44 legge n. 184 del 1983 (c.d. adozioni in casi particolari), le quali non interrompono del tutto le relazioni con la famiglia di origine, creando un rapporto adottivo che non sostituisce ma integra quello biologico.
In molti tribunali sono state opportunamente adottate iniziative organizzative dirette a selezionare le coppie richiedenti l'adozione, nonché a sostenere i genitori dopo l'inserimento del minore nel nucleo familiare; trattasi di buone prassi che dovrebbero formare oggetto di protocolli per una applicazione generalizzata, al fine di supportare il nucleo familiare con uno specifico monitoraggio, previsto per legge solo per le adozioni internazionali.
Soddisfacenti i rapporti con i Servizi sociali che operano sul territorio, facenti capo alle amministrazioni comunali e, in parte, alle aziende sanitarie locali, anche se i compiti agli stessi affidati richiedono maggiori e più qualificate risorse umane.
Il contributo dato dai giudici onorari è certamente positivo, in particolare nell'attività di valutazione della idoneità dei coniugi all'adozione internazionale e nell'abbinamento delle coppie con i minori nell'adozione nazionale; in alcuni distretti gli stessi svolgono anche attività istruttoria.
Sul piano del diritto comunitario va segnalato il regolamento CE n. 2201 del 2003, entrato in vigore il 1° agosto 2004 e che troverà applicazione dal 1° marzo 2005, relativo alla competenza, al riconoscimento e all'esecuzione delle decisioni in materia matrimoniale e in materia di responsabilità genitoriale.
Trattasi di un provvedimento di largo respiro, approvato durante il semestre di presidenza italiana dell'Unione Europea, che avrà sicuramente efficacia trainante sul piano interno, in termini di una maggiore efficienza del servizio giustizia minorile, ma anche in termini di "efficacia" delle decisioni, destinate a circolare in ambito europeo senza il preventivo procedimento di exequatur.

 

Settore penale

 

Nel settore della criminalità minorile, si registra, nel periodo preso in considerazione, una sostanziale stabilizzazione delle sopravvenienze, pur con una tendenza all'aumento.
Dalle relazioni dei Procuratori generali distrettuali emerge, comunque, che i minori coinvolti in fatti delittuosi hanno situazioni di vita più problematiche, così come qualitativamente più gravi sono i fatti oggetto di indagine.
Sotto il primo profilo, si conferma per i minori italiani il cambiamento dell'estrazione sociale; è sempre più elevato il numero di coloro che provengono da ambienti della media borghesia, con il consolidamento di un'inversione di tendenza già manifestatasi in passato. Per gli stranieri l'area è più variegata e complessa, anche per le differenze culturali e di etnia, per cui gli interventi devono essere diversificati, presentando l'utenza nomade bisogni diversi da quelli dei minori provenienti dal Magreb e dai paesi dell'Est.
Sotto il secondo profilo, continua ad essere alto il numero dei reati in materia di stupefacenti; stabile è quello dei reati di violenza sessuale; sempre elevato, e in alcuni distretti in forte aumento, è il numero degli omicidi, consumati e tentati, nonché il numero dei reati associativi, il che conferma il crescente coinvolgimento di minorenni in delitti di criminalità organizzata.
I minori tratti in arresto perché colti in flagranza di reato sono in maggioranza stranieri, segnatamente extracomunitari e nomadi, che non si riesce a collocare, per esigenze di contenimento e di identificazione (anche dei loro familiari), nelle comunità, il cui decollo appare difficoltoso per la mancata istituzione delle comunità pubbliche previste dal decreto del Presidente della Repubblica n. 448 del 1988.
Intimamente legato al problema della criminalità minorile è quello degli strumenti mediante i quali, sul piano processuale, viene contrastata.
Nel complesso, il procedimento minorile appare adeguato, salvo alcuni miglioramenti specifici da apportare; positivi gli aspetti dell'introduzione dei nuovi istituti della messa alla prova (che si conclude nella maggioranza dei casi con esito positivo) e della declaratoria di irrilevanza del fatto.
La fase della esecuzione della pena è problematica per le difficoltà legate alla identificazione ed alla reperibilità degli stranieri condannati, in particolare dei nomadi.
E' sempre più avvertita l'esigenza di un complesso di norme per la regolamentazione dell'esecuzione delle pene nei riguardi di minori; si segnala da alcuni procuratori distrettuali l'opportunità di rendere facoltativo l'inserimento degli ultradiciottenni nelle strutture penitenziarie minorili, in quanto la presenza di condannati per reati gravi in una struttura destinata ai giovani influisce in modo negativo sulla possibilità di un loro proficuo trattamento.
Trova ampia attuazione nell'ambito della giustizia minorile il c.d. diritto mite che comporta l'uso residuale della carcerazione preventiva e della condanna a pena detentiva; ad esse si fa ricorso solo dopo l'inutile sperimentazione di tutti gli altri strumenti utili; in tal senso si pone l'uso della misura cautelare dell'assegnazione ad una comunità, che consente ai minori di iniziare un percorso alternativo.
In tale direzione si pongono le numerose iniziative, assunte e realizzate in quasi tutti i distretti, anche in collaborazione con enti locali e strutture private, dirette al recupero e all'inserimento sociale dei minori coinvolti in procedimenti penali (in particolare, mediante attività socialmente utili di volontariato o di assistenza a disabili e anziani).

 



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