ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI MAGISTRATI PER I MINORENNI E PER LA FAMIGLIA
[ HOME ] [ CERCA ] [ STAMPA ]
Gabriella Di Paolo: Analisi del sistema della giustizia minorile negli Stati Uniti (22.12.04)

Gabriella Di Paolo, L’evoluzione del sistema di giustizia penale minorile statunitense tra istanze di rehabilitation e spinte retribuzionistiche, in corso di pubblicazione in Cassazione Penale, 2005, fascicolo n. 1

 

L’articolo descrive l’evoluzione del processo penale minorile negli Stati Uniti, dove, come noto,  sono nate le prime corti minorili.

Tra i dati di maggiore interesse spicca il fatto che alle loro origini le juvenile courts, in quanto concepite come istituzioni volte a proteggere il minore attraverso l’applicazione di misure rieducative, hanno operato secondo procedure informali, senza che ai giovani imputati fossero assicurate le garanzie processuali previste per gli adulti.

Negli anni Sessanta–Settanta, la consapevolezza del fallimento degli ideali riabilitativi e circa la natura affittiva delle misure applicate dalle juvenile courts ha condotto la Corte Suprema ad estendere ai minorenni la maggior parte delle garanzie applicate agli adulti in base al principio del due process of law.

Negli anni Ottanta-Novanta, il notevole incremento della criminalità minorile di tipo violento, ha causato una ulteriore evoluzione del sistema di giustizia minorile. Le esigenze di tutela sociale hanno portato a privilegiare alle esigenze educative gli aspetti punitivi. L’obiettivo è stato perseguito con varie strategie, ed in particolare: ridimensionando la giurisdizione delle juvenile court (ovvero i limiti di età che la individuano); consentendo che il minorenne venga trasferito dalla juvenile court alla adult court, per ivi ricevere il trattamento processuale e sanzionatorio previto per gli adulti; consentendo alle juvenile court di applicare adult punishments.

 

 

Gabriella Di Paolo, The blended sentencing: un compromesso tra istanze di rehabilitation e di punishment nel sistema di giustizia penale minorile statunitense, in corso di pubblicazione in Cassazione Penale, 2005, fascicolo n.3.

 

L’articolo prende in considerazione i più recenti sviluppi del sistema di giustizia minorile, ed in particolare  le riforme realizzate verso la fine degli anni Ottanta inizio degli anni Novanta per fare fronte al grave aumento di criminalità minorile di tipo violento (omicidi, rapine, ect).

Tra i dati significativi emerge che in nome delle esigenze di tutela di collettività e per cercare di ridurre la recidiva  sono stati introdotte nuove modalità per trasferire il minorenne dalla juvenile court alle adult courts. Il transfer ha un impatto notevole sui giovani autori di reato, perché avanti alle adult courts i minorenni vengono processati e puniti come gli adulti, potendo essere condannati anche alla pena di morte. Le prime statistiche dimostrano che tale soluzione non è riuscita ad abbattere i tassi di recidiva, e perciò a raggiungere l’obiettivo di contenimento della criminalità minorile.

Per questo motivo negli anni Novanta  si è cercato di coniugare esigenze punitive ed esigenze rieducative introducendo delle forme di blended jurisdiction. Gli operatori della giustizia tendono a guardare con favore alle blendend sentencing laws, perché  dalle prime indagini risulta che le forme di blended sentencing applicate della juvenile courts consentono di limitare il ricorso al transfer ai casi in cui è strettamente necessario, e perciò di evitare “the brutalization effect” del sistema processuale e penitenziario “adulto”, il quale solitamente determina l’aumento della recidiva. In altre parole sembra che il sistema di giustizia minorile possa trarre beneficio dalle varie forme di blendend sentencing – ed in particolare da sistemi di Extended Juvenile Jurisdiction Prosecution – in termini di maggiore flessibilità e di riduzione delle recidiva .

 



[ HOME ] [ CERCA ] [ STAMPA ]
© 2017 AIMMF - Tutti i diritti riservati - Avvertenze legali
Per la corrispondenza con il sito: aimmf@minoriefamiglia.it -