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Arianna Saulini: Abuso sui minori e giustizia degli adulti (1.3.04)

“Abuso sui minori e giustizia degli adulti”

 

La pubblicazione di Save the Children dall’emblematico titolo “Abuso sui minori e giustizia degli adulti” rappresenta il risultato di un progetto Daphne che ha coinvolto le Save the Children di nove paesi dell’area europea (Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Islanda, Italia, Romania, Spagna e Svezia).  Il rapporto prende in esame le modalità di tutela dei diritti del minore vittima di abuso sessuale nell’ambito dei procedimenti penali per verificare fino a che punto la prassi e le norme in vigore rispondono alle esigenze, ai diritti e alle capacità del minore.

In particolare ci si è concentrati sull’ascolto del minore cercando di capire  chi lo ascolta, in quali luoghi, come e con quali tutele, e quali diritti ha il minore nei vari ordinamenti presi in esame.

 

I ricercatori nei singoli paesi parte del progetto hanno prima esaminato la normativa in vigore nell’ordinamento oggetto della ricerca, e poi selezionato ed incontrato professionisti con esperienza nell’ambito di alcune categorie professionali preventivamente predefinite.

 

Ciò che emerge è che in Europa attualmente è estremamente difficile per un minore vittima di abuso riuscire ad ottenere giustizia: troppo spesso il percorso giudiziario è fonte di enorme stress e genera una rivittimizzazione del minore. Il bambino si trova coinvolto in un percorso che è stato pensato e organizzato in base alle esigenze e alle capacità degli adulti.

Per far valere i propri diritti, il minore dovrebbe godere di un trattamento particolare nell’ambito del procedimento penale, ed anche se quasi tutti gli ordinamenti considerati hanno riconosciuto questa necessità,  si differenziano sulle modalità con cui si applica questa speciale protezione.

 

Problemi comuni rilevati  sono la lentezza delle indagini e i tempi troppo lunghi dei processi, la mancanza di coordinamento e collaborazione tra gli operatori, la mancanza di un adeguato sostegno terapeutico e legale, la mancanza di specializzazione negli operatori, il confronto diretto con il presunto abusante a cui spesso è sottoposto il minore.

 

Per sviluppare la collaborazione multidisciplinare in alcuni paesi sono stati creati centri specializzati in cui i minori vittima di abuso ricevono tutta l’assistenza medica, psicologica  e legale  di cui hanno bisogno e dove si svolgono anche gli accertamenti sul presunto abuso. Esempio da considerare come una buona prassi da imitare è la “Barnahus - La casa del bambino”  in Islanda creata con lo scopo di ottenere il massimo livello di coordinamento tra servizi sociali, sanitari e autorità giudiziarie e inquirenti convogliando tutte le risorse in un unico centro a misura di bambino. Ciò consente inoltre di evitare gli spostamenti del minore da un luogo all’altro, subendo così un minor disagio. Inoltre, altro fattore positivo è che referente del minore è sempre la stessa persona.

 

Per quanto riguarda il confronto diretto con l’imputato, la situazione si differenzia notevolmente nei vari ordinamenti presi in esame: se in Romania e in Grecia si riscontra una totale carenza di tecniche di audizione protetta, in Islanda e Norvegia l’ascolto diretto del minore da parte del giudice avviene fuori dell’udienza ( in Norvegia è sufficiente che la difesa abbia la possibilità di comunicare le proprie domande al giudice che ascolterà il minore affinchè l’esigenza del contraddittorio sia soddisfatta),  mentre in Germania sono previste norme speciali per l’ascolto del minore. Sarebbe dunque auspicabile che tutti gli ordinamenti prevedano delle forme di audizione protetta per i minori di 18 anni.

 

Altro punto critico riguarda l’ascolto del minore, ed in particolare emerge la necessità di ridurre il numero di ascolti ed  il tempo intercorso tra un ascolto e l’altro, di predisporre luoghi a misura di bambino, e di limitare il numero di soggetti con cui interagisce il minore. In Svezia e Norvegia la legge prescrive espressamente che il minore deve subire il minor numero di ascolti possibili, in Spagna e Romania invece il minore deve rendere la stessa dichiarazione a diversi soggetti, mentre in Danimarca, Islanda, Norvegia e Svezia l’acquisizione della prova viene effettuata da una sola persona (il funzionario di polizia o il giudice).

 

Il Rapporto si conclude con una serie di raccomandazioni di Save the Children tra cui quella di garantire la massima priorità alle attività di indagine nei casi di abuso sessuale a danno di minori, rafforzare la tutela dei diritti del minore garantendo comunque un giusto processo, tutelare maggiormente il benessere psicologico del minore, accrescere la preparazione degli operatori e il coordinamento tra le autorità coinvolte, ed infine stabilire standard minimi a livello europeo, in modo da garantire, ad esempio, a tutti i minori il sostegno di un rappresentante legale fin dalle prime fasi del procedimento.

 

Alla fine il minore dovrebbe trovarsi in una situazione migliore di quanto non fosse all’inizio del procedimento, perché se invece la situazione si è ulteriormente aggravata questo vuol dire che, indipendente dall’esito del processo, il sistema giudiziario non ha funzionato.

 

Autore del rapporto europeo è il Prof. Christian Diesel (Università Stoccolma, Svezia)

 

Il Rapporto  è disponibile sul sito www.savethechildren.it

 

Il testo integrale dei singoli rapporti nazionali è disponibile sul sito www.rb.se/bookshop

 

                                                                                    Arianna Saulini



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