ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI MAGISTRATI PER I MINORENNI E PER LA FAMIGLIA
[ HOME ] [ CERCA ] [ STAMPA ]
Relazione del Procuratore Generale della Corte di Cassazione per l'anno giudiziaio 2004 ( stralcio per la materia minorile )

Relazione del Procuratore Generale della Corte di Cassazione per l'anno giudiziaio 2004

( stralcio per la materia minorile )

Settore civile


Nel settore civile, la giustizia minorile ha visto un incremento dei procedimenti in materia di potestà genitoriale (decadenza, limitazione dell'esercizio), di affidamento eterofamiliare e di adozione (in particolare internazionale), nonché in materia di status dei minori (riconoscimento, dichiarazione di paternità o maternità naturale).

Particolari difficoltà continuano ad essere registrate nell'esecuzione dei provvedimenti giudiziari, per carenza di risorse umane e insufficienza delle strutture operative di accoglienza o di ricovero rispetto alle esigenze del territorio. Peraltro ancora una volta va segnalato che il settore minorile manca di un apposito apparato di norme che regoli la fase della esecuzione dei provvedimenti del giudice minorile; il che talvolta determina situazioni di grave pregiudizio per i minori coinvolti.

Preoccupazioni sono state espresse dai Procuratori distrettuali in ordine all'aspra e crescente conflittualità tra i genitori, che denota una scarsa consapevolezza della funzione genitoriale, con ripercussioni spesso irreversibili sulla crescita e sulla formazione dei figli minori.

Crescente è il ricorso ai tribunali per i minorenni da parte di genitori non coniugati al fine di ottenere provvedimenti in materia di affidamento e di disciplina del diritto di visita del genitore non affidatario.

L'incremento delle convivenze more uxorio ha ampliato questa competenza del tribunale per i minorenni che, nel caso di genitori coniugati, appartiene invece al tribunale ordinario. Una ripartizione che sembra costituire una residua incrostazione del vecchio sistema, che privilegiava i figli legittimi anche sul piano degli strumenti di tutela giurisdizionale .

I flussi migratori hanno fatto crescere gli interventi di tipo amministrativo in favore di minori extracomunitari senza permesso di soggiorno, non accompagnati o giunti soli in Italia e collocati in strutture pubbliche fino alla definizione della loro posizione. Proprio all'incremento di tali flussi si devono i casi crescenti di sottrazione di minori segnalati in alcuni distretti di confine, per i quali è stata fatta applicazione della Convenzione dell'Aja, con il rientro dei minori nello Stato di residenza.

In materia di adozioni, va segnalato il particolare favore incontrato dalle adozioni pronunciate a norma dell'art. 44 legge n. 184 del 1983 (c.d. adozioni in casi particolari), le quali non interrompono del tutto le relazioni con la famiglia di origine, creando un rapporto adottivo che non sostituisce ma integra quello biologico.

Il numero delle adozioni di minori italiani è ridotto e non ha subito sostanziali variazioni rispetto al passato, salvo qualche lieve decremento in alcuni distretti.

Il calo delle nascite, una maggiore attenzione da parte degli enti preposti alla tutela dell'infanzia ed una maggiore consapevolezza da parte degli stessi giudici minorili circa l'importanza dei legami con la famiglia di origine hanno indotto a privilegiare soluzioni diverse, come l'affidamento temporaneo o il sostegno alla famiglia di origine.

La riduzione dei minori italiani adottabili ha portato ad un maggiore ricorso all'adozione internazionale, secondo un rapporto che in alcuni casi è di 1 a 6.

Sono state segnalate da alcuni Procuratori distrettuali numerose istanze rivolte ai tribunali per i minorenni da parte di adottati di età superiore ai 25 anni, o anche di età inferiore, al fine di accedere ad informazioni sulle proprie origini, istanze che hanno avuto in gran parte esito negativo per insussistenza dei presupposti di legge.

In materia di procedimenti per la dichiarazione dello stato di adottabilità, ancora una volta l'entrata in vigore delle disposizioni sulla difesa di ufficio contenute nella legge n. 149 del 2001 è stata fatta slittare al 30 giugno 2004, privando i minori di garanzie processuali ritenute dallo stesso legislatore fondamentali.

Analogo rinvio hanno subito le disposizioni contenute nella stessa legge, relative alla introduzione dell'assistenza del difensore nei procedimenti civili disciplinati dall'art. 336 del codice civile.

Permane la più volte deprecata frammentarietà di competenze tra il giudice ordinario e il giudice minorile, in relazione ai provvedimenti relativi all'esercizio della potestà genitoriale da adottare in occasione di separazione o divorzio dei genitori, ovvero a modifica dei provvedimenti già adottati in tale sede.

Il già ricordato disegno di legge n. 2517/C in materia di diritto di famiglia e dei minori, si proponeva, tra l'altro, di superare detta frammentazione, concentrando le competenze nelle mani di un solo giudice per tutti i provvedimenti in materia di potestà genitoriale. Come già si è detto, l'iniziativa non ha trovato l'approvazione della Camera dei Deputati ed appare quindi, allo stato, bloccata. Con riferimento agli eventuali futuri sviluppi del disegno riformatore, vi è da sottolineare che, oltre all'importante obiettivo della concentrazione, sarebbe opportuno cogliere l'occasione per adeguare il processo minorile ai principi in materia di diritto di difesa, di rappresentanza del minore e di effettività del contraddittorio.

La recente entrata in vigore della Convenzione di Strasburgo non può non costituire un necessario punto di riferimento, mentre utili indicazioni potranno venire anche dal nuovo Regolamento della U.E., approvato nel semestre di Presidenza italiana, il quale sostituirà il Regolamento di Bruxelles II n. 1347 del 2000 ampliandone la portata ed il campo di applicazione con specifico riferimento al riconoscimento di tutte le decisioni in materia di potestà genitoriale, anche se adottate al di fuori delle procedure di separazione e divorzio o riguardanti figli minori nati da rapporti di fatto.

 

Settore penale

La criminalità giovanile si caratterizza come fenomeno che, soprattutto in alcune realtà, ha un contenuto quantitativo sempre maggiore, che acquista, sotto il profilo qualitativo, maggiore complessità per la problematicità dei ragazzi italiani e per la peculiarità della criminalità risalente ai minori stranieri. Si tratta di un fenomeno che necessita di strategie operative e progettuali trasversali ai soggetti che si occupano, a vario titolo, dei minori adolescenti.

La devianza minorile appare essenzialmente riconducibile all'assenza di validi riferimenti parentali, allo scadimento dei valori tradizionali, al diffuso consumismo, all'enfatizzazione di modelli di vita negativi ed alla influenza della criminalità organizzata.

Il numero dei procedimenti che vede coinvolti minori, da soli o in concorso con adulti, è molto elevato e si estende ad una tipologia di reati sempre più vasta.

Resta, altresì, confermato il fenomeno del coinvolgimento dei minori nei reati di criminalità organizzata di stampo mafioso, fenomeno dovuto a sintomi di devianza giovanile e di dispersione scolastica per cui i minori, che tendono a riunirsi in bande, sono facilmente attratti dalle organizzazioni criminali, specie per quel che riguarda lo spaccio di sostanze stupefacenti ed i danneggiamenti. Il dato risulta anche comprovato da vari procedimenti penali in corso e da alcuni già definiti in primo grado, nei quali tra le persone arrestate vi sono stati minori imputati di associazione per delinquere, danneggiamento ed estorsione.

Risulta abbastanza generalizzata, tra gli indagati minorenni, la massiccia presenza di soggetti stranieri, il cui numero crescente – in alcune realtà - supera il 50% del totale.

L'incertezza della loro identificazione, la assai frequente irreperibilità ed il loro mancato radicamento culturale e sociale pongono notevoli problemi giacché, il più delle volte, rendono aleatoria l'efficacia dell'istituto della “messa alla prova” e determinano sovente - per soddisfare le esigenze di tutela della collettività - un percorso giudiziario caratterizzato dalle misure cautelari e dal più ridotto ricorso, in carenza dei presupposti di prognosi positiva, ai benefici del perdono giudiziale e della sospensione condizionale della pena.

Non solo, ma nei loro confronti, anche per la diversità dei parametri culturali, che addirittura condiziona la stessa disponibilità di tali minori (soprattutto quelli nomadi) ad essere aiutati, rimane ancor più difficile l'applicabilità anche di altri istituti, più prettamente minorili, come la “mediazione penale” ed il “proscioglimento per irrilevanza del fatto”, così impedendo di promuovere la conciliazione del minore con la persona offesa dal reato e di favorire una giustizia riparativa con la fuoriuscita del minore dal sistema penale.

Più in generale, la sperimentazione di un'attività di mediazione e riconciliazione tra vittima ed autore del reato, per i tempi e la specifica preparazione di idonei operatori sociali che essa richiede (aspetto su cui si invoca un maggiore sforzo di formazione da parte delle regioni), è ancora scarsamente incisiva e, talvolta, è vissuta come fonte di ulteriori rallentamenti dei tempi della giustizia.

Da più parti viene segnalata la mancanza di centri di prima accoglienza, con un minimo di ricettività, o la carenza di un'equilibrata distribuzione della loro ubicazione sul territorio nazionale con la conseguenza che, spesso, l'esecuzione di misure di custodia cautelare in carcere avviene in località molto distanti, con intuibili riflessi negativi per i minori ristretti, che non possono usufruire regolarmente di visite da parte dei familiari.

La difficoltà di reperire case di rieducazione e strutture diverse dal carcere, ma pur sempre idonee ad una funzione di contenimento dei minori, in taluni casi indispensabile, fa permanere la discrasia tra il principio della non carcerazione, cui è improntato il sistema penale minorile, e la carenza delle strutture di tipo comunitario destinate istituzionalmente al recupero dei soggetti devianti.

Positivo, infine, è il giudizio verso l'operato delle forze di polizia giudiziaria, integrata da personale degli enti locali, nello svolgimento dei delicati compiti di indagine per casi di abusi e violenze in danno dei minori.

 



[ HOME ] [ CERCA ] [ STAMPA ]
© 2017 AIMMF - Tutti i diritti riservati - Avvertenze legali
Per la corrispondenza con il sito: aimmf@minoriefamiglia.it -