ASSOCIAZIONE ITALIANA DEI MAGISTRATI PER I MINORENNI E PER LA FAMIGLIA
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Il ruolo del giudice onorario minorile

Riferendomi anche alla presa di posizione della sezione Emilia-Romagna dell’AIMMF che, presa visione degli emendamenti recentemente proposti in tema di istituzione delle sezioni specializzate per la famiglia ed i minori, rileva la incongruenza giuridica e l’ambiguità anche terminologica e lessicale di alcune delle norme contenenti le modifiche proposte, in particolare per quanto riguarda il ruolo dei giudici onorari, nell’ambito di una più generale valutazione di inadeguatezza delle proposte rispetto alle esigenze cui la giurisdizione minorile deve fare fronte; mi permetto di inviare alcune riflessioni.

Il disegno di legge propone nel titolo una riorganizzazione del TM penale e delle sue competenze, ma delinea, di fatto, una revisione del processo penale minorile che porta, tra l’altro, ad un inasprimento delle pene per i minorenni e alla traduzione nel carcere ordinario, al compimento del diciottesimo anno, là dove la pena supera il raggiungimento della maggiore età. Nei documenti Viene sottolineato la crescente esigenza di sicurezza da parte della società per l’aumento della delinquenza minorile, ma i dati smentiscono questa idea: ad esempio, dai dati statistici disponibili risulta che nel 1998 vi sono state a livello nazionale meno di 5000 denunce a carico di infraquattordicenni (e di queste una metà erano a carico di infradodicenni o in qualche caso addirittura infradecenni, che non sarebbero comunque toccati dalle modifiche legislative proposte); è evidente che il problema della sicurezza dei cittadini ha ben poco a che fare con l'età imputabile.

Cambierà, quindi, il ruolo dei protagonisti già presenti sulla scena processuale, ci sarà l’ingresso, con un ruolo inedito ma molto forte, di nuovi attori, come l’avvocatura e, forse, una diminuzione di competenze o di autorevolezza dei servizi sociali; novità legislative come il decadimento o la sospensione della potestà genitoriale, la messa alla prova (strumento assai prezioso che fino ad ora ha permesso di sospendere il giudizio sui minori, soprattutto per coloro che hanno commesso reati gravi, che sarà applicata solo ai casi “meno difficili”) e i provvedimenti restrittivi della libertà dei minori che riguardano la maggior parte, se non tutti, i minori presenti in comunità e, quindi, le équipes educative e i servizi dovranno confrontarsi con una nuova realtà istituzionale e con nuove modalità di intervento.

Quindi, a mio avviso, alla luce del dettato della Convenzione ONU sui Diritti dell'Infanzia, i punti salienti del dibattito parlamentare in atto dovrebbero centrare l'indicazione sul fatto che il superiore interesse del minore sia il cardine attorno al quale deve ruotare la riforma della giustizia minorile e che quindi al minore sia garantita una adeguata tutela nel corso dei procedimenti civili e penali che lo riguardano. Infatti, riconoscendo lo stato di particolare “debolezza” nel quale versa un minore che viene in contatto, per i motivi più disparati, con procedimenti di giustizia civile o penale, una reale riforma della giustizia minorile non può essere effettuata se non mettendo a disposizione risorse economiche, umane e strutturali adeguate, che consentano l’attuazione di un processo di cambiamento che migliori, potenzi e assicuri la piena efficienza del sistema giustizia, che riesca a garantire l'ascolto del minore, la sua assistenza psico-sociale e legale, oltre che il rispetto del principio della specializzazione adeguata degli organi della giustizia minorile e la loro presenza capillare sul territorio nazionale, per consentire ai giudici un rapporto più proficuo con i servizi locali. che consentano l’attuazione di un processo di cambiamento che migliori, potenzi e assicuri la piena efficienza del sistema giustizia, nel rispetto dei diritti dei bambini, come riconosciuti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia del 1989. - Il minore parte di un giudizio civile o penale deve essere sempre riconosciuto quale portatore di diritti e quindi in tutte le decisioni dei Tribunali, delle autorità amministrative e degli organi legislativi che lo riguardano deve essere tenuto in preminente considerazione il suo superiore interesse (art. 3 della Convenzione ONU).

Occorre pertanto compiere ogni sforzo per adottare un corpo di leggi e di provvedimenti per i giovani, anche quali autori di reati, che rispondano alle loro esigenze di soggetti in crescita e alle loro prospettive di maturazione. - In una riforma della giustizia minorile civile e penale, che preveda una nuova definizione delle norme procedurali e della organizzazione attraverso appropriati interventi legislativi, adeguatamente finanziati (non è possibile questa riforma a costo zero), è sperabile che il Legislatore pervenga nel medio termine, ove e per quanto possibile, all’accorpamento di tutte le competenze in materia di minori, mantenendole in capo ad una unica istituzione giudiziaria specializzata.

I soggetti preposti alla giustizia minorile devono avere una preparazione di tipo specialistico nel diritto in generale, nel diritto di famiglia e nel campo delle scienze umane e sociali, sulla base di precise regole per la selezione, la nomina e la formazione professionale. Questo principio della specializzazione adeguata degli organi della giustizia minorile deve essere attuato, rendendo anche obbligatoria, in particolare per i giudici e gli avvocati, la frequenza di appositi corsi professionali. Tale principio di specializzazione esige inoltre che ai giudici per i minori non siano attribuite competenze ulteriori e diverse rispetto a quelle che riguardano la materia minorile e familiare. - Sia nel processo penale che nei collegi giudicanti civili, le competenze del giudice o del collegio giudicante necessitano in particolar modo di un supporto interdisciplinare, quindi si ritiene importante la presenza della componente privata specializzata, affinché i provvedimenti adottati siano proporzionati alle circostanze e alla gravità del reato, alla situazione del minore e alla sua tutela .

Pertanto si auspica che il Legislatore valuti con la massima attenzione le diverse indicazioni avanzate dalle categorie professionali operanti all’interno del sistema della giustizia minorile, dalle sedi scientifiche, dell’associazionismo e del volontariato che si occupa di minori e dall’Osservatorio nazionale per l’infanzia perché solo dall’analisi accurata, in tutte le sue angolazioni, dell’attuale sistema della giustizia minorile, si può delineare una sua riforma che non si limiti a cancellare il passato, ma che crei un sistema sempre più tutelante degli interessi e dei diritti del minore. Queste sono alcune delle principali indicazioni, a mio avviso, per le quali in Italia si possa realizzare veramente una giustizia "a misura di bambino".

Purtroppo preoccupa e sconcerta la disinvoltura con cui il governo ha deciso di intervenire sul sistema della giustizia minorile, perché fa intravedere il ritorno ad una politica estremamente repressiva che, nonostante abbia dimostrato la sua inefficacia, rimane agli occhi dell’opinione pubblica uno strumento adeguato a tutelare la sicurezza collettiva. Evidentemente, come ha sottolineato recentemente una studiosa in materia: “una società che invecchia ha paura e tende a ricorrere a interventi punitivi più che a soluzioni di recupero”.

                                            Anna Maria Cella



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